Milano Film Fest: la nuova sezione “Visioni di Pace” come testimonianza di solidarietà

Descrizione

In un’epoca segnata da profonde fratture, il cinema si fa luogo di testimonianza e custode di un’umanità che resiste. Sarà in programma al Milano Film Fest “Visioni di pace”, la nuova sezione in collaborazione con l’Unione Buddhista Italiana (UBI) e Trending Peace, con film e documentari in sala, talk e panel con esperti e attivisti, tutti ad ingresso gratuito. In programma sette opere cinematografiche all’Anteo Palazzo del Cinema il 6 e 7 giugno, mentre domenica 7 giugno si terrà una giornata buddhista in Cascina Cuccagna, con presentazioni di libri, film e serie tv. Il Milano Film Fest 2026 si svolgerà dal 4 al 9 giugno, con la direzione artistica di Claudio Santamaria.

“Siamo felici di aderire al Milano Film Fest con ‘Visioni di pace’, una sezione che sentiamo profondamente vicina ai valori e all’impegno dell’Unione Buddhista Italiana. In questo tempo segnato da guerre, polarizzazioni e paure, riteniamo fondamentale creare spazi culturali capaci di generare consapevolezza, dialogo, ascolto e responsabilità condivisa”, dichiara Filippo Scianna, presidente dell’Unione Buddhista Italiana.

“Parlare di Pace oggi è sempre più necessario e riguarda il modo in cui costruiamo relazioni, fiducia, ascolto e responsabilità ogni giorno. Siamo particolarmente felici di partecipare a ‘Visioni di pace’ insieme all’Unione Buddhista Italiana. Il cinema, con il suo linguaggio evocativo e talvolta utopico, ha la capacità di renderci di nuovo visibile la Pace come qualcosa da immaginare, desiderare e costruire collettivamente”, dichiara Raffaella Lebano, co-founder di Trending Peace.  

Sguardi di solidarietà in un mondo che cambia, per rimanere umani davanti ai conflitti del nostro tempo e percorrere insieme tutte le vie di pacificazione possibili: la sezione nasce per esplorare la Pace non solo come assenza di conflitto, ma come pratica attiva di ascolto, confronto con la realtà e accoglienza dell’altro. Saranno protagonisti l’Unione Buddhista Italiana (UBI), che grazie alle firme 8xmille sostiene progetti sociali e culturali in contesti di guerra per promuovere la pace e offrire supporto concreto alle popolazioni colpite dai conflitti, e Trending Peace, la startup che lavora per rendere la pace un elemento concreto e misurabile nelle organizzazioni, unendo ricerca, strategia e analisi aziendale. 

Il primo appuntamento è dedicato ai cortometraggi, nella giornata di sabato 6 giugno all’Anteo Palazzo del Cinema alle 15. In sala “La solidarietà non è reato” di Valeria Solarino, la video-intervista sulla vicenda giudiziaria di Seán Binder, giovane attivista  tedesco accusato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, che dal 2018 è sotto indagine, e recentemente assolto da tutte le accuse in quello che è stato definito uno dei più grandi processi alla ‘criminalizzazione della solidarietà’. Il lavoro solleva un interrogativo urgente: può l’aiuto umanitario in mare essere punito con anni di carcere? Un’indagine toccante, presentata da Amnesty International. Su conflitti e traumi, seguirà sullo schermo “Gauze” di Noran Fikri Alezabi, Nicholas Arujah, Xinyue Ma, Yulin Yue, Xiaonan Zhousegue sul tragico destino di Zain, giovane campione di nuoto palestinese 14enne, costretto a lottare per la sopravvivenza propria e del fratellino, durante la guerra e la carestia. Con un approccio più intimo, Nausica Serra in “Dissection of an incoherence in crisis” analizza i meccanismi dell’ego e dell’invidia attraverso scene di vita quotidiana, evidenziando come l’incapacità di accettare il prossimo sia alla radice di molte crisi umane. In “Terre Aride” siamo nel nord-ovest del Kenya, a North Horr, con Hervé Barmasse — alpinista e divulgatore — che racconta la crisi climatica e la scarsità d’acqua in un viaggio nella vita delle comunità pastorali, dove Amref Health Africa lavora ogni giorno per portare salute e speranza. Infine, la giornata dedicata ai corti ospita “I Once Dreamed About This Boat”, realizzato da Factanza Media insieme a SOS Mediterranee per portare l’attenzione sul fenomeno migratorio, su cosa significa salvare vite in mare e perché diventa ogni giorno più difficile.

La sezione prosegue domenica 7 giugno, all’Anteo Palazzo del Cinema alle 11, con “Dear Ancestor” di Nantenaina Lova, un documentario che incontra la fiaba per raccontare la resistenza delle popolazioni malgasce contro lo sfruttamento minerario, proiettando nel 2067 la voce di una madre che tramanda la storia di una lotta per la propria terra. Nella stessa giornata, sempre all’Anteo Palazzo del Cinema, alle 16.30 c’è “The rain won’t let us fly” di Ignacio Marín e Rubén Díez, che entra nel terzo anno del conflitto in Ucraina, documentando la brutale trasformazione del quotidiano in un incubo senza fine. Le proiezioni saranno introdotte da brevi talk organizzati da Trending Peace.

La collaborazione continua domenica in Cascina Cuccagna con una giornata buddhista organizzata dall’Unione Buddhista Italiana, con la programmazione culturale, letteraria e filosofica articolata tra talk, proiezioni e dialoghi. Si inizia alle 12 con l’appuntamento con Marcello Ghilardi, professore di estetica all’Università di Padova e autore di Un mondo di rugiada per la casa editrice Ubiliber, che intreccia i suoi interessi filosofici e letterari con la grande tradizione del cinema giapponese, in un dialogo tra parola e immagine, accompagnato dalla proiezione di spezzoni del film Morte di un maestro del tè di Kei Kumai, un’opera che esplora bellezza, vuoto e il senso del gesto attraverso lo sguardo del cinema d’autore. Alle 16 Sara Fruner, scrittrice e critica cinematografica, collaboratrice di Gate, incontra Dario Doshin Girolami, maestro zen e autore di Buddha dentro (Ubiliber), lungo due linguaggi — quello delle immagini in movimento e quello della pratica contemplativa — si confrontano alla ricerca di ciò che accomuna l’esperienza artistica e quella spirituale: la presenza, il silenzio, la trasformazione. Alle 18.30 ci sarà la proiezione della quinta tappa di “Cammino nell’Italia buddhista: Il varco, la crepa, fine della pioggia”, la docuserie che racconta un anno di viaggio dello scrittore Valerio Millefoglie attraverso monasteri, templi e luoghi del buddhismo in Italia. In questa puntata protagonisti il centro tibetano Muni Gyana di Palermo, aperto in una villa confiscata alla mafia; il tempio zen Ten Shin nel quartiere Fuorigrotta di Napoli, dove il bradisismo disegna crepe sui muri; il Napoli Buddhist Vihara, tempio theravada nel quartiere Frullone, durante le celebrazioni della fine delle piogge monsoniche della comunità srilankese. A seguire, dialogo con Valerio Millefoglie, scrittore e giornalista; Ivan Carozzi, scrittore e autore; e Sabrina Koren Montemurro, monaca zen della tradizione Sōtō, insegnante di Dharma e responsabile del Tempio OraZen di Padova e del monastero Sanboji. Infine, alle 19.30 ci sarà l’atteso evento “Dallo Zhuāngzî al Grande Lebowski passando per il Buddha. Del perché il Grande Lebowski sia veramente un film Zen: il talk con Elena Seishin Viviani, monaca buddhista, guida spirituale del Tempio Enkuji di Torino, in dialogo con Fabio Guarnaccia, direttore del magazine di studi sui media Link. Idee per la televisione e condirettore della collana Super Tele, minimum fax. Tutti gli eventi della giornata sono gratuiti (è consigliata la prenotazione sul sito: https://gategate.it/una-giornata-buddhista-al-milano-film-fest-2026/).

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10 Giugno 2026

Milano Film Fest 2026: annunciati i film vincitori

Where the Wind Comes From di Amel Guellaty (Tunisia, Francia, 2025), ritratto on the road di un’amicizia tra due ragazzi messa a dura prova dal viaggio verso l’Europa, e A Sisyphean Task di Gus Flind-Henry e George Malcher (Regno Unito, 2025), riflessione originale e critica sul sistema scolastico ed educativo, vincono rispettivamente i premi come miglior lungometraggio e miglior cortometraggio del Milano Film Fest 2026. 

I vincitori saranno annunciati durante la cerimonia di premiazione all’Anteo Palazzo del Cinema, alla presenza del direttore artistico Claudio Santamaria.

La Giuria dei Lungometraggi composta da Valeria Bruni Tedeschi (Presidente), Vinicio Marchioni, Anna Ferzetti, Federico Cesari e Silvia D’Amico ha assegnato i seguenti premi:

Premio al Miglior Lungometraggio in concorso (5000 €) a Where the Wind Comes From di Amel Guellaty con la seguente motivazione: 

“Un’opera al contempo semplice e sofisticata, libera e poetica, che impone una visione della vita originale e potente dal punto di vista cinematografico. Pur nella sua essenzialità, il film restituisce uno spaccato autentico della società del paese d’origine, la Tunisia, affidandosi ad attori che non si limitano a recitare, ma semplicemente sono. Questa purezza espressiva e questa libertà formale evocano il meglio del cinema iraniano, mentre il titolo richiama alla memoria un film di alta poesia di Pasolini, “Che cosa sono le nuvole?”. Una cifra stilistica altissima, capace di regalare al film un respiro universale”. 

La Giuria ha inoltre deciso di assegnare la menzione speciale “Futuro” agli interpreti di Where the Wind Comes From di Amel Guellaty (Tunisia, Francia, 2025) Eya Bellagha e Slim Baccar con la seguente motivazione: 

“I due ragazzi protagonisti, con la loro giovinezza, il loro bisogno di libertà e la loro vitale energia, mantengono l’opera in una tensione costante e mai allentata, incarnando la necessità urgente di andare altrove. Senza mai cedere al cliché del “giovane arrabbiato”, i due interpreti costruiscono un legame magnetico, guidato da un affetto naturale, profondo e mai forzato”.

Premio per la Miglior Interpretazione Maschile a Matthew Shear, interprete e regista di Fantasy Life (USA, 2026) con la seguente motivazione: 

“Per l’equilibrio, la misura e la credibilità con cui ha guidato l’intera interpretazione, arricchendola di una sottile autoironia. La sua performance è così generosa e focalizzata sul personaggio da far quasi dimenticare che sia lui stesso il regista del film: muovendosi con la totale libertà di un attore chiamato a servire una storia altrui, ha saputo integrarsi perfettamente in un’architettura narrativa solida e strutturata, firmando un’opera in cui regia e interpretazione si completano a vicenda”.

Il Premio per la Miglior Interpretazione Femminile a Sarah Pachou, Mélanie Laurent, Angelina Woreth per The Wonderers  di Josephine Japy (Francia, 2025) con la seguente motivazione:

“Per la straordinaria forza dell’unità d’insieme espressa sullo schermo. Il grande lavoro di costruzione attoriale della giovane protagonista trova un perfetto contrappunto nell’interpretazione per sottrazione della madre. Tutte e tre le donne sfuggono costantemente alla prevedibilità e ai cliché, traducendo la sofferenza in un lavoro pulito, fatto di silenzi e sottintesi. L’adolescente commuove nel suo sentirsi imprigionata dalle dinamiche familiari e, al contempo, profondamente piena d’amore per la madre e la sorella. La sua maturità si scontra con un sentimento contrastante: il desiderio umano di non voler essere adulta. Mélanie impressiona per interiorità, profondità espressiva e intelligenza emotiva, affiancata da una giovane interprete il cui lavoro, mai forzato, scompare dietro l’assoluta autenticità del ruolo”.

La Giuria dei Cortometraggi composta da Margherita Vicario (Presidente), Eduardo Scarpetta, Milena Mancini, Ludovica Rampoldi e Ludovica Nasti ha assegnato i seguenti premi e riconoscimenti speciali:

Il Premio al Miglior Cortometraggio (2500 €) al film A Sisyphean Task di Gus Flind-Henry e George Malcher (Regno Unito, 2025) 

con la seguente motivazione: “Perché attraverso una forma estremamente dinamica, ma mai superficiale e sfruttando al massimo le potenzialità emotive di un elaborato montaggio audio e video, affronta un tema che ci riguarda tutti, di natura quindi pubblica e privata. Politica e personale. Un piccolo mondo scolastico rappresenta problematiche universali: ci mostra che un rapporto umano valido, se messo al centro, puo’ lentamente cambiare le cose ma purtroppo non basta se il peso di questa responsabilità non è sorretto da un sistema collettivo virtuoso. Nonostante la frustrazione, è evidente però che la fatica quotidiana anche quando ci appare insensata non è mai vana e inutile. Per queste motivazioni vince all’unanimità Il premio miglior corto 2026 del Milano Film Fest A Sisyphean Task”.

La Giuria dei cortometraggi ha assegnato inoltre due menzioni speciali ai corti:

Concrete Kids di Saulius Baradinskas (Lituania, 2026) 

“per l’originalità estetica, la capacità di far dialogare e convivere scenografia, fotografia, costumi, scelte musicali e coreografiche coraggiose all’insegna di un’ armonia audio visiva estremamente godibile”.

Faux Bijoux di Jessy Moussallem (Francia, Libano, 2025) 

“per aver affrontato un tema controverso e di grande attualità con sensibilità, delicatezza e profondità, evitando ogni forma di giudizio. Attraverso l’incontro tra la giovane protagonista animata dal desiderio di fuga e una donna europea alla ricerca di una gestante per il proprio figlio, la regista costruisce un racconto capace di mettere in dialogo due mondi apparentemente lontani, il Libano e l’Occidente. Tra bisogni contrapposti, disperazione e speranza condivise, emerge uno sguardo umano e partecipe che restituisce tutta la complessità delle scelte individuali e delle disuguaglianze globali”.

Infine, il film “Where the Wind Comes From” di Amel Guellaty vince anche il Premio al Miglior Lungometraggio della Giuria Studentesca, composta da 16 studenti e studentesse provenienti da alcune delle principali scuole partner di Academy — Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, Istituto Marangoni Milano Design, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, RUFA (Rome University of Fine Arts), Università IULM, Accademia Teatro alla Scala, SAE Institute e IED. 

La giuria ha assegnato il premio con la seguente motivazione: “per aver saputo trasformare un coinvolgente coming of age in un racconto autentico e universale, capace di intrecciare sogno e realtà, leggerezza e intensità emotiva. Attraverso il viaggio dei suoi protagonisti, il film restituisce il ritratto di una generazione alla ricerca del proprio posto nel mondo, che affronta le contraddizioni del presente con coraggio, resilienza e speranza. Con uno sguardo poetico e genuino, Amel Guellaty dà voce ai giovani e alle donne di una Tunisia in trasformazione, realizzando un’opera prima capace di parlare ben oltre i confini in cui affonda le sue radici.”

8 Giugno 2026

JoeVelluto firma i Premi del Milano Film Fest 2026

Uno specchio di luce in cui la città si riflette, un simbolo della relazione tra Milano e il cinema: sono queste le idee che hanno ispirato il design dei premi del Milano Film Fest firmati quest’anno da JoeVelluto, che verranno consegnati ai vincitori della manifestazione nella cerimonia di domani, martedì 9 giugno alle 21.30 all’Anteo Palazzo del Cinema. Il premio vede la collaborazione di Adi Design Museum in qualità di advisor. 

Partendo dalla lettera M, vero e proprio simbolo della città e del Milano Film Fest, il celebre studio crea un design visionario e originale articolato in tre diverse altezze, corrispondenti alle categorie premiate: il premio più alto per il Miglior Lungometraggio, quello intermedio per il Miglior Cortometraggio e il terzo per il Premio della Giuria Studentesca – Miglior Lungometraggio. Tre variazioni della stessa forma, pensate come presenze riconoscibili per celebrare il cinema e, insieme, la città che lo ospita.

«Per il Milano Film Fest abbiamo voluto creare un premio che fosse al tempo stesso simbolo, architettura e superficie narrativa. La “M” di Milano Film Fest diventa una forma verticale e luminosa, capace di richiamare Milano e di riflettere il linguaggio del cinema: un oggetto apparentemente statico, ma in realtà sempre diverso, perché cambia con la luce, con lo spazio e con lo sguardo di chi lo osserva.», dichiara Andrea Maragno, fondatore dello studio di design e comunicazione JoeVelluto. 

Una piccola architettura verticale che richiama le guglie del Duomo di Milano, le cui superfici sottili, metalliche e slanciate costruiscono un volume mutevole, capace di cambiare percezione a seconda dell’angolo di osservazione. Un premio che, pur nella sua apparente staticità, trascende dalla mera dimensione fisica, trasformandosi in un oggetto in movimento e incarnando perfettamente la natura del festival. Le sue superfici accolgono, riflettono e proiettano le immagini dell’ambiente circostante, evocando metaforicamente lo schermo cinematografico, luogo in cui le immagini prendono forma e diventano racconti.Dai primi anni 2000, JoeVelluto si è affermato nel panorama del design internazionale grazie ad un approccio sperimentale e di ricerca, adottando un forte taglio comunicativo e positivo. Grazie a questa esperienza pluriennale, lo studio ha sviluppato una grande versatilità nel mondo della creatività e dell’innovazione, passando agilmente dal contesto culturale a quello commerciale. JoeVelluto lavora, infatti, con grandi aziende, ma anche con PMI, start-ups, organizzazioni, istituzioni, musei e nonprofits, adottando un punto di vista multidisciplinare sempre diverso e mirando al cuore della richiesta attraverso insight che si generano sviluppando una profonda relazione con i partner.

JoeVelluto presenta una filosofia progettuale d’avanguardia e di innovazione responsabile che ha dato anima allo studio e che mette a frutto il potenziale creativo per generare progetti orientati ad una crescita economica, responsabile e sostenibile.

A valutare le opere in gara saranno due giurie d’eccezione composte da grandi nomi del cinema italiano: Valeria Bruni Tedeschi, Vinicio Marchioni, Anna Ferzetti, Federico Cesari e Silvia D’Amico per i lungometraggi; Margherita Vicario, Eduardo Scarpetta, Milena Mancini, Ludovica Rampoldi e Ludovica Nasti per i corti. La giuria studentesca è invece composta da 16 studenti e studentesse provenienti da alcune delle principali scuole partner di Academy — Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, Istituto Marangoni Milano Design, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, RUFA (Rome University of Fine Arts), Università IULM, Accademia Teatro alla Scala, SAE Institute e IED

6 Giugno 2026

Il Milano Film Fest arreda i propri spazi con Stooping: al Piccolo Teatro la sala stampa diventa sostenibile

Il Milano Film Fest sposa la sostenibilità e arreda i propri spazi con Stooping, la startup italiana a impatto sociale e ambientale che promuove il riuso di beni durevoli attraverso una community digitale e servizi dedicati a cittadini e organizzazioni. In particolare, la sala stampa presso il Piccolo Teatro Strehler, una delle case di questa edizione (con eventi fino al 9 giugno), è allestita in questi giorni con divani, sedute e salottini, che vivono così una seconda vita.

Stooping sarà protagonista al festival anche con un evento speciale, sabato 6 giugno nel giardino del CAM Garibaldi dalle ore 14, con uno Swap Party, l’incontro dedicato allo scambio gratuito di oggetti. Gli Swap Party di Stooping sono pensati per promuovere il riuso in modo semplice, creativo e coinvolgente: i partecipanti possono portare beni che non utilizzano più e scambiarli con altri oggetti messi a disposizione dalla comunità, dando nuova vita a risorse ancora perfettamente utilizzabili. Più di un semplice momento di scambio, gli Swap Party rappresentano occasioni di incontro, condivisione e sensibilizzazione sui temi della sostenibilità e dell’economia circolare. Attraverso un’esperienza accessibile e inclusiva, favoriscono la riduzione degli sprechi, incoraggiano un consumo più consapevole e contribuiscono a rafforzare il senso di comunità tra le persone che partecipano.

Nata dall’esperienza della community Instagram Stooping Milano, oggi conta una rete di decine di migliaia di persone accomunate dall’obiettivo di ridurre gli sprechi. La missione di Stooping è trasformare il modo in cui le persone interagiscono con i beni usati. Attraverso iniziative online e offline, Stooping favorisce il recupero di arredi, complementi d’arredo, oggetti per la casa e beni ancora perfettamente utilizzabili che altrimenti rischierebbero di diventare rifiuti. Stooping realizza allestimenti sostenibili per aziende, eventi, spazi culturali, uffici e realtà del territorio, trasformando arredi e oggetti recuperati in elementi capaci di raccontare una storia e dare identità agli ambienti. Attraverso un’attenta attività di ricerca, selezione e curatela, progetta spazi unici che combinano sostenibilità, design e valore culturale, dimostrando come il riuso possa diventare una leva creativa e non solo una scelta ambientale.

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